La convivenza armonica tra uomo e natura è il fulcro dell’identità di questa Valle.

L’istinto della sua gente verso l’autosufficienza, unito a valori quali la frugalità e il coraggio, hanno sviluppato in questa Valle una cultura unica in Europa che ha radici lontane.

La Valle Maira sebbene, nel suo complesso, non abbia mai conosciuto una sua unità e autonomia politica, grazie alla sua posizione geografica isolata, ma di confine, ha sviluppato una cultura autoctona caratterizzata da una propria lingua, l’occitano, e da una sorta di sincretismo religioso che vede, se non equiparati, ma certo tollerati e diffusi: cattolicesimo, calvinismo e credenze popolari.
La Valle Maira è ancora oggi una delle poche aree geografiche in cui persiste l’uso della lingua d'oc, meglio conosciuta come lingua occitana. Citata da Dante Alighieri nel 1303 nel suo De Vulgari Eloquentia, l’antica Langue d’oc dei Trobadors e delle liriche amorose sebbene parlata, oggi, da un numero di persone sempre più esiguo, sopravvive ancora nel dialetto, nelle canzoni e nelle poesie di queste terre.
In tutto il territorio occitano, sono numerosissime le storie e le leggende che venivano trasmesse oralmente, soprattutto durante le Vià, le veglie notturne nelle stalle in cui ci si trovava per trascorrere le serate, raccolti, una o più famiglie riscaldate dal fiato degli animali e dalla voce degli anziani.
Numerose sono le leggende legate all’esistenza di creature strane: le Masche, le streghe, donne in genere o molto brutte o molto belle, che avrebbero dato la loro amicizia al diavolo, spesso usate come capro espiatorio per malattie, carestie e ogni genere di calamità; e i Sarvanòts, piccoli elfi delle foreste, tipicamente vestiti con un cappello rosso, scomparsi a causa del tradimento degli uomini. La devozione religiosa verso i santi, ritenuti gli intermediari tra Dio e l’uomo, rasentava spesso la superstizione. A questo si deve il pullulare di piloni, cappelle ed edicole dedicate a San Sebastiano e San Rocco protettori contro la peste.
Anche la vita quotidiana, dalla nascita alla morte, era pervasa di rituali.
Il Battesimo avveniva il giorno stesso della nascita per salvare un’anima dal Purgatorio, mentre la puerpera non poteva lasciare la casa per 40 giorni per non essere rapita dai Sarvanòts.

Durante i funerali i familiari stretti del defunto dovevano stare a casa, a letto, attendendo i membri della comunità per la cena e dovevano lasciare un piatto e le chiavi di casa anche per il morto. In occasione dei matrimoni si svolgeva il rituale della Chabra, gruppi di giovani costruivano chiassose barriere per rallentare il congiungimento dei futuri coniugi, soprattutto quando la sposa avrebbe dovuto cambiare comunità.

Le antiche tradizioni della Valle Maira si respirano tuttora passeggiando per i borghi e boschi.