La cucina in Valle Maira risente dello stretto rapporto con la natura e con la tradizione montanara. I sapori sono semplici, legati a quello che produce la terra, solo talvolta sono contaminati dai gusti provenzali riportati dalle donne che migravano stagionalmente per la raccolta delle olive o delle mimose oppure come balie nella vicina Francia.
Il commercio delle acciughe ha alimentato la tradizione della Bagna Cauda, la tipica salsa piemontese fatta con l’aggiunta di aglio e talvolta latte o panna. Un sapore vigoroso che andava ad arricchire le semplici verdure di stagione, cotte o crude. Le acciughe e il pesce salato vengono ancora oggi festeggiati a Macra e Dronero nella festa di San Marcelin e la Fiera degli acciugai.
Chi la fa da padrona nel menu di montagna è la patata, che affiancava le castagne nell’alimentazione dei contadini. Molto pregiata è oggi la patata di Prazzo, più piccola ma più gustosa con cui si preparano le Raviolos della cucina occitana.  Una ricetta tipica della cucina occitana sono gli gnocchi al Castelmagno.

Da non dimenticare le minestre, piatto economico e semplice. Tra le più diffuse: il Comaut, una sorta di crema di zucca, carote e cipolle, amalgamata dal sapore del latte, del burro e della salvia; la zuppa antica, fatta con castagne, ortiche, funghi, aglio e orzo e le Putìos di brodo e farina di orzo, segale o grano saraceno oppure di brodo e pane raffermo. Tutte ricette che sembrano frutto dei più attuali studi nutrizionali.

Anche i legumi erano importanti e le prime giornate di pioggia autunnale venivano proprio dedicate a battere le lenticchie che la saggezza popolare tramanda come “la carne per le ragazze”.

Il pane veniva panificato annualmente, per sorteggio da novembre a Natale. Uno dei piatti tipici della Valle era la Mata, una torta salata che veniva cotta in teglie di terracotta approfittando del calore residuo del forno, dosando con attenzione patate, porri e zucca e talvolta riso, toma o salsiccia.
Molto importante è la produzione di nostrale, burro, ricotta e tomini freschi. Perfetti da abbinare al miele locale.
Anche se la montagna era avara di sapori dolci limitando la creatività a Binhos e Panet di mele, Subric, Pesche Ripiene e panna è da ricordare la “Torta dei Tetti” e l’alta pasticceria di Dronero, cittadina borghese che ha dato i natali a Giolitti.